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sabato 8 ottobre 2016

Recensione "L'amore non muore mai" di Hernan Huarache Mamami


TITOLO: L'amore non muore mai
AUTORE: Hernan Huarache Mamani
LINGUA ORIGINALE: Spagnolo
TRADUZIONE: Sara Cavarero
EDITORE:  Uno Editori
NUMERO PAGINE: 405
ISBN: 978-88-97623- 52-6
PREZZO DI COPERTINA: 16,90 euro

TRAMA
L'incontro col vero amore accade una sola volta e quando avviene è per sempre. Quando un uomo e una donna si innamorano veramente, avviene l'incontro di due anime che desiderano unirsi per sempre e vivere la vita in tutte le sue manifestazioni. 
Questa è la storia reale di due esseri che vissero e si amarono, al di là delle parole, sopravvivendo con fatica, ma sempre con l'idea di crescere nel futuro. Anton, un indio nato in una casa umile, ma con un'intelligenza straordinaria e una forte volontà e Karen, una donna che è il suo esatto opposto: ricca, bianca, appartenente alla famiglia più influente della città, idealista, decisa, con il desiderio di violare i tabù di una società conservatrice.
Le differenze economiche, sociali e razziali li separano, così entrambi iniziano a vivere in un mondo in cui tessono le loro passioni, affrontano delle rinunce, vivono con dolore la separazione fino al giorno in cui la soluzione definitiva segnerà il loro destino per sempre.

RECENSIONE

"La storia dei grandi amori dell'umanità è il racconto delle vite tormentate di uomini e donne che hanno vissuto momenti di luce e ombra, con tutti i rispettivi alti e bassi: amore, allegria, piacere, passione, illusione, dolore, tristezza e odio. Gli uomini e le donne hanno sacrificato tutto per amore: potere, ricchezze, beni, lavori. Per amore hanno realizzato le azioni più incredibili o sono caduti nel più profondo sconforto. 
Tutti, in un dato momento della nostra vita, siamo stati fedeli devoti alla Dea dell'Amore e i nostri cuori hanno battuto al ritmo dell'energia divina dell'amore incondizionato."

Hernan Huarache Mamani

Con questa premessa, di non poco conto, possiamo facilmente dedurre che l'amore è sicuramente la tematica di rilievo, il leitmotiv del romanzo.
Dopo averlo chiuso, a lettura terminata, ho provato emozioni contrastanti. Il mio è un nì, nel senso che non riesco ancora a dire se mi sia piaciuto o meno. Di certo non mi ha lasciato pienamente soddisfatta.  Ho sicuramente apprezzato diverse cose: i temi trattati in primis. E' il resoconto di un grande amore, di quelli straordinari, eterni, che resistono alle avversità e allo scorrere incessante del tempo. Più unico che raro, insomma. Sì, perché, nonostante nella premessa sia specificata la veridicità dei fatti narrati, io il finale l'ho trovato inverosimile. Sicuramente non scontato ma i dubbi che in alcuni punti gli eventi narrati siano stati coloriti di finzione, quel tanto che basta per rendere più "interessante" la storia, non sono pochi!
Ho invece apprezzato moltissimo il significato che viene attribuito, a mio avviso, al concetto di amore. Si tratta di un vero e proprio elogio al più puro dei sentimenti. L'amore tra Karen e Anton è raccontato come una vera e propria esperienza d'estasi mistica. Un amore che permette di ampliare le loro anime che, sfiorandosi, anche solo con lo sguardo, si ri-conoscono appartenenti l'una all'altro trascendendo la materia ed elevandosi ad una realtà superiore. Il gioco di sguardi è importante nel testo poiché la relazione tra i due amanti, essendo di natura clandestina, si consuma spesso con la vista. Gli occhi sono lo specchio dell'anima, di quell'anima immortale che programma prima di incarnarsi gli incontri nella vita terrena. Il loro è un amore che osa, che accetta il rischio dello smarrimento e della perdita perché sa che in fin dei conti non si perde mai ciò che si ama. La perdita è appunto la condizione necessaria affinché il fuoco dell'amore continui ad ardere. Ci si perde per poi tornare alla placida e intrinseca consapevolezza che, in realtà, l'amore non muore mai poiché i sentimenti vivono dentro di noi, immortali. La storia tra Karen ed Anton è di un romanticismo portato alle estreme conseguenze proprio perché il loro amore, vittima del destino avverso, non viene consumato fino in fondo e non trova giustizia in questa vita. Il concetto di anima gemella, seppur mai menzionato, pervade tutto il romanzo: Karen e Anton sono appunto anime gemelle. Necessitano di riunirsi per raggiungere un equilibrio e avvicinarsi ad un passo da "Casa", quel sé superiore dal quale proveniamo e aneliamo. Palese è l'influenza della cultura e della spiritualità di un popolo, quello degli Indiani d'America, a cui appartiene l'autore. Il concetto di appartenenza è un altro tema fondamentale, connesso al primo.  Un'appartenenza che va al di là del colore della pelle o di qualsivoglia differenza. Anton è un indio cresciuto in povertà ma con saldi principi, una forte determinazione e un animo buono. Nel suo piccolo possiede le caratteristiche e si erge a simbolo di tutta la sua gente. La sua sofferenza è, per estensione, la sofferenza del suo stesso popolo, maltrattato e depredato, vittima di ingiustizie e soprusi da parte dell'uomo bianco. La sua dignità morale e i suoi valori si contrappongono a quelli di una società vile e bigotta dove violenza sul più debole e corruzione vengono abilmente mascherate dal finto perbenismo dilagante. Nella società bianca e puritana dell'Arequipa qui descritta, è proprio il caso di dirlo, l'abito fa il monaco. E' l'apparenza a dominare sulla sostanza. Così come gli Indiani d'America sono stati depredati della loro terra, nel suo piccolo, Anton rivive il dramma del suo popolo: Karen, strappata via con meschinità e violenza, rapprenta la Madre Terra trafugata alla quale Anton brama di fare ritorno per ri-appartenersi, completandosi.
 Lo stile, un po' troppo "minimal", elementare per i miei gusti, rivela una scrittura troppo ridondante e piena di stereotipi. Per quanto l'amore tra Karen e Anton sia interessante e degno di essere "cantato", non si può dire lo stesso dei due, descritti sempre allo stesso modo e senza alcun approfondimento psicologico. Sono dei veri e propri clichés letterari così come i personaggi che ruotano loro intorno, soprattutto nella prima metà del romanzo. L'impressione è quella di trovarsi di fronte a delle vere e proprie maschere della Commedia dell'Arte. Possiedono "quella" caratteristica, e quella sola, che li definisce ma senza alcuna sfumatura. Esistono ed agiscono come mossi da fili invisibili, senza alcun tipo di riflessione psicologica, pecca che pesa come un macigno e abbassa a mio avviso la qualità della storia.
Ho invece moltissimo apprezzato l'incipit del romanzo, carico di poesia: un'antica leggenda indios. Due gabbiani che si amano profondamente vengono separati dalla brutalità dell'uomo, per poi ritrovarsi nell'autunno delle loro vite per amarsi dui nuovo.
Sicuramente un romanzo ricco d'amore e di nobili sentimenti. Ma solo il messaggio a volte non basta. E' necessario che anche il veicolo con il quale si tramanda sia all'altezza e a me ha lasciato un leggero amaro in bocca!
Ad ogni modo voglio dare un'altra possibilità a questo autore: Di lui in libreria ho anche La profezia della curandera, che dicono essere un bellissimo libro. Non mancherò di leggerlo!

VOTO:  

AUTORE


Hernan Huarache Mamani è nato in Perù, in un villaggio nella cordigliera delle Ande. E' laureato in economia. Dopo una malattia è diventato un curandero, ultimo erede di un'antica generazione di guaritori andini. Come professore all'università di Arequipa si occupa di diffondere la lingue e la cultura inca al mondo occidentale. Grazie all'ampia conoscenza delle culture indigene, è riuscito a porsi in contatto con sapienti che vivono nell'anonimato, sulle Ande. Il risultato di queste esperienze si è tradotto in libri di straordinario successo. Tra questi, La profezia della curandera (ed. Piemme, best seller da oltre 200.000 copie).
Sito dell'autore: www.hhmamani.com

Puoi acquistare il libro qui:



lunedì 3 ottobre 2016

Recensione "L'amore conta" di Carmen Laterza


TITOLO: L'amore conta
AUTRICE: Carmen Laterza
EDITORE: Autoproduzione
NUMERO PAGINE: 311
ISBN: 9781499107951
PREZZO DI COPERTINA: 10,90 euro

TRAMA
E se tradire fosse necessario? Se servisse davvero a capire che in fin dei conti si tradisce solo ciò che si ama?
Irene è sposata da due anni. Luca è un marito un po' assente ma innamorato, eppure lei si sente inquieta, insoddisfatta; alla soglia dei quarant'anni le sembra che la vita le stia scivolando via. Una notte, un po' per noia e un po' per curiosità, decide di iscriversi a Meetic, un sito di incontri. Comincia così una doppia vita, scandita dall'alternarsi di appuntamenti clandestini.
Incastrata in una vita in cui ormai non si riconosce più, tra un matrimonio che sta per crollare , un difficile rapporto col padre e la sempre più incalzante necessità di sentirsi libera, Irene intraprende una sorta di educazione erotico-sentimentale fino a perdersi completamente alla ricerca di una propria maturità emotiva. Sarà l'amore a ritrovarla, quello che si prova per gli altri e per se stessi, quello che si riceve e quello che si da; perché nella vita l'amore conta e sa contare.

RECENSIONE
L'esordio narrativo di Carmen Laterza fa parte di quei testi da assimilare e, successivamente, elaborare con calma, uno di quelli che, una volta letti, c'è bisogno di qualche giorno prima di intraprendere un nuovo percorso di lettura. E' anzitutto un testo scritto bene. Con uno stile schietto e conciso vengono affrontati temi di una certa consistenza.
Dal titolo si potrebbe dedurre che la tematica principale sia l'amore ma sarebbe troppo riduttivo catalogare il testo come una semplice storia d'amore. Di fatti c'è molto, molto di più. E' soprattutto un romanzo psicologico e con un tale approccio necessita di essere affrontato poiché ci racconta in primis di una crisi, una frattura profonda, nonché della perpetua ricerca di se stessi. 
La narrazione si risolve attraverso un'alternanza tra passato e presente, tra flash back di anni felici e un oggi di insoddisfazione per Irene, la protagonista che, alla soglia dei quaranta, si scopre smarrita, intrappolata dentro un ruolo in cui non si riconosce più, quello di moglie felice. Il tempo passa e Irene si rifiuta di conformarsi ad una routine che ormai tutti coloro che le ruotano attorno hanno imparato ad accettare senza riserve. Ma lei vuole di più dalla vita e per reagire a questo stato di impasse si iscrive ad un sito di incontri. E' l'inizio di una vita parallela che progressivamente, attraverso una serie di liaisons clandestine, e a volte perverse, la spingerà verso la soglia della perdizione allontanandosi da tutti gli affetti più cari, spesso recando dolore e sofferenza. Ed ecco che il lettore, almeno in un primo momento, non può non provare antipatia per Irene e giudicare negativamente le sue scelte, ma anche il suo freddo distacco e il comportamento egoista che travolge e annienta le persone che la amano. L'amore sì, occupa un posto di primo piano se lo si concepisce da un punto di vista più ampio: esso è infatti descritto nelle sue diverse prerogative: è amore di coppia nel rapporto tra la Irene e Luca, un rapporto ora segnato dalle incomprensioni e dalla mancanza di dialogo che col tempo ha acuito la distanza; amicale, nell'amicizia con Anna, la migliore amica di sempre che, in un certo senso funge da grillo parlante. Anna è l'opposto di Irene: madre di due figli e moglie felice le fa da contrapposto creando una perfetta dicotomia tra un tipo di femminilità "materna" vs una femminilità "licenziosa". L'amore filiale, qui descritto nel difficile rapporto padre-figlia. Anche qui un rapporto travagliato, segnato da incomprensioni, assenze e sensi di colpa. Paragonata a loro Irene appare menefreghista e cinica. Ma andando avanti, la trama ci svela anche un'altra Irene: una giovane donna segnata da mancanze e sofferenza che ne rivelano tutta la fragilità e alla fine giustificano le sue azioni. Per questo motivo la condanna finale non arriva mai da parte del lettore. Irene, con i suoi errori, le sue debolezze e il suo infantilismo a volte, è una persona incredibilmente vera. Irene potrebbe essere la ragazza che ti passa accanto per strada o quella che incontri in ascensore. Una ragazza normale con la quale ogni donna si può identificare. Ed è proprio questa sua "umanità" a renderla infine eccezionale ai nostri occhi. Lo stesso percorso di perdizione si configurerà anche come quello della sua redenzione. Il lettore, a fine lettura, non può non provarne pena e tenerezza giustificando le sue azioni e perdonandola. Perché forse è vero che bisogna toccare il fondo per risollevarsi e bisogna farlo da soli. Ecco perché tra tutte le facce dell'amore, il più importante è sicuramente quello verso se stessi. L'accettazione della propria persona, la cura delle proprie ferite interiori è l'unica strada verso la salvezza. Ti rende in grado di dare ma anche di accogliere. Irene è una giovane fenice che risorge dalla sue ceneri proprio grazie all'amore. Per questo "l'amore conta e sa contare". Un incredibile messaggio di speranza, una lettura intima, che cura.

VOTO:

AUTRICE

Carmen Laterza vive e lavora a Pordenone. Laureata in Lettere e Diplomata in Pianoforte, ha recentemente autopubblicato il saggio musicologico "I duetti d'amore nelle opere di Giuseppe Verdi". "L'amore conta" è il sio primo romanzo.
QUI il suo sito

Puoi acquistare il libro qui:








sabato 28 maggio 2016

Gdl Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez

Cari amici,
volevo segnalarvi, qualora vi interessasse, un nuovo Gdl in partenza sul gruppo anobii Gruppi di lettura. Come avete ben capito dal titolo del post, il libro è Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, romanzo da me letto anni or sono e che mi ha lasciato ricordi bellissimi. Probabilmente uno dei miei libri preferiti in assoluto. Per questo motivo ho deciso di rileggerlo e l'ideale sarebbe stato proprio un gdl. Fermo restando che i libri, quando li leggi la seconda volta li percepisci sempre diversi rispetto alla prima, partecipare ad un gruppo di lettura su un libro che desideri approfondire è l'ideale, perché ti permette di assaporare le pagine con lentezza e aprirti al confronto con altri lettori che magari trovano significati a te nascosti o hanno solo un punto di vista differente dal tuo. Siccome il mio intento è appunto quello di fare una sorta di approfondimento/studio del testo, ho deciso che dedicherò un post sul mio blog per ogni tappa di lettura, con commenti e approfondimenti vari. Post che quindi interesseranno, se interesseranno, solo chi ha in lettura o ha già letto il libro. Di spoiler ce ne sarà tanto, per cui consiglio a chi non ha letto, e comunque vuole leggere in futuro questo bellissimo romanzo, di non leggere questi post.
Il Gdl partirà il 30 maggio e, per chi volesse iscriversi in extremis, ecco il link alla discussione: Iscrizioni a Cent'anni di solitudine, di Gabriel Garcia Marquez.
Qui, su questo bellissimo segnalibro (creato da Aura del blog Nuvola rock), le tappe di lettura:
Partecipate numerosi... Potremmo confronarci anche qui, se volete.
Buone letture e buon week end! ;)

giovedì 19 maggio 2016

Recensione "Acqua agli elefanti" di Sara Gruen


TITOLO: Acqua agli elefanti
AUTRICE: Sara Gruen
TITOLO ORIGINALE: Water for elephants
TRADUZIONE: Ada Arduini
EDITORE: Beat
NUMERO PAGINE: 363
ISBN: 978-88-6559-040-9
PEZZO DI COPERTINA: 9,00 euro

TRAMA
In un giorno degli anni Trenta a Norwich, una piccola città del Connecticut, passa il treno che trasporta "Il Più Strabiliante Spettacolo del Mondo dei Fratelli Benzini", uno di quei circhi itineranti che attraversano in lungo e in largo l'America stremata della Grande Depressione col loro strabiliante carico di donne-cannone, nani, mostri e animali esotici.
Jacob Jancowski, giovane studente di veterinaria di Norwich, accetta di buon grado la proposta avanzatagli da Zio Al, il megalomane proprietario del circo dei Fratelli Benzini, di curare gli animali del circo. In quel mondo, sottoposto ai capricci e agli umori del volubile direttore e domatore August Rosenbluth, Jacob viene profondamente turbato da due figure: Marlena, la bella moglie di Rosenbluth, la ragazza che lascia ogni sera stupefatti gli spettatori coi suoi numeri acrobatici ed equestri, e Rosie, l'immensa, pacifica elefantessa che brama limonate e sembra incapace di obbedire al più semplice dei comandi. Un turbamento pericoloso, visto che sia Marlena che Rosie sono in balia di Rosenbluth, prime vittime della sua gelosia, dei suoi instabili umori e della sua inarrestabile violenza.

GIUDIZIO PERSONALE
Acqua agli elefanti è quel genere di romanzo che, durante la lettura, ti fa perdere completamente la cognizione del tempo e dello spazio presenti e, come per magia, ti proietta nella realtà descritta. Lo stesso metodo narrativo, contribuisce a rafforzare questa sensazione poiché la storia segue il filo dei ricordi del protagonista, io narrante, attraverso un' altalena di flashback tra vecchiaia e giovinezza.
La storia ha inizio con un Jacob ormai vecchio e provato, solo e "parcheggiato" in una casa di riposo per anziani dai figli che, tra una dimenticanza e l'altra, vanno a trovarlo. E' un giorno importante quello, poiché il circo è arrivato in città portando con sé allegria ed entusiasmo. Quel tendone a strisce colorate bianche e rosse e il profumo di arachidi e zucchero filato suscitano in Jacob antichi ricordi e la visita al circo diventa il pretesto per poter introdurre la sua storia. Ed ecco che ci troviamo catapultati nell'America degli anni Trenta, quelli della Grande Depressione e del proibizionismo, dove l'intrattenimento spettacolare diventa quasi una necessità per sfuggire alla miseria e alla povertà causate dalla grave crisi economica. Terreno fertile, quindi, per la nascita e il proliferare dei grandi circhi itineranti su rotaie, con le loro meraviglie e il loro bagaglio di freaks, "saltimbanchi" e animali più disparati. 
Alla soglia della laurea, il poco più che ventenne Jacob Jankowski è pronto per gli esami finali presso la prestigiosa università Cornell. Diventerà veterinario, come suo padre e, presso il suo studio, si unirà a lui per svolgere la professione. La sua esistenza è già stata perfettamente programmata ma il destino, si sa, a volte prende pieghe inaspettate e, proprio il giorno dell'esame finale, tira un brutto tiro al ragazzo che, nel bel mezzo della prova, viene informato dell'improvvisa e violenta morte dei genitori. Il traumatico evento lo costringerà a cambiare completamente rotta e, trovandosi senza laurea e senza alcuna eredità, Jacob prende la drastica decisione di abbandonare tutto, o meglio, quel poco che gli resta, e vagare senza alcuna meta. Scelta abbastanza frequente all'epoca della depressione, quella di vivere alla giornata. Lascia così la città seguendo le rotaie del treno ed eccolo, il suo destino: un treno in corsa nel cuore della notte! E' il treno del "più strabiliante spettacolo del mondo dei Fratelli Benzini"dove Jacob trova impiego come veterinario. Un salto improvviso, d'istinto, e la vita del ragazzo cambia drasticamente, così come l'atmosfera della narrazione. Il circo, sembra vivere in una realtà senza tempo, un mondo a sé, alieno alla realtà circostante, alla quale si accosta solo per in tempo necessario dello spettacolo. La descrizione di questo affascinante ambiente non è fatta a caso ma è frutto di un'accurato lavoro di ricerca storica sui circhi americani dell'epoca. Tant'è che molti aneddoti narrati sono estrapolati da eventi realmente accaduti. Il circo appare e scompare come d'incanto, tra l'alba e la notte successiva. Per gli spettatori è una realtà ammaliante e irresistibile così come per il lettore che brama di potervi fare parte. Il circo è però anche altro: dietro una sfavillante apparenza, tra lustrini e facce dipinte, si cela però una macchina spietatamente perfetta. Una vera e propria catena di montaggio, dove tutti, nessuno escluso, seppur con ruoli e dinamiche differenti, sono indispensabili alla sua sopravvivenza. Una rigidissima e netta piramide gerarchica: tra operai e artisti non vi è alcun contatto o legame così come tra il circo e il mondo esterno. Al vertice, il proprietario: zio Al che, impietosamente, muove i fili a suo piacimento, a seconda dell'umore e degli incassi giornalieri. Non di rado, nei periodi di magra, gli operai "vedono rosso". Vengono gettati dal treno in corsa, in piena notte, laddove il denaro non è più sufficiente a pagare la manodopera. 
Andando avanti nella lettura, ci caliamo in un'atmosfera vintage che ricorda le vecchie fotografie d'epoca e familiarizziamo con i diversi personaggi del racconto dei quali, tuttavia, non viene offerta al lettore una dettagliata caratterizzazione. Probabilmente per una mera scelta stilistica, vengono descritti senza alcun approfondimento psicologico. Ad eccezione dell'io narrante, che svela di se stesso ogni pensiero o sensazione, degli altri conosciamo solo il frutto delle loro azioni e scelte. Ci appaiono così o del tutto negativi o l'esatto opposto, senza alcuna via di mezzo. Connotazione che spesso, scaturisce in maniera spontanea dal modo in cui si relazionano agli animali del circo. Questi vengono presentati al lettore con un anima migliore di quella degli esseri umani. Puri e innocenti, spesso vittime della "bestiale brutalità umana", non possono non far percepire al lettore la feroce critica per il trattamento riservato agli animali nei circhi di una volta e non solo. Non vi è infatti alcuna redenzione, all'interno della narrazione, per chi maltratta gli animali. Tra loro, protagonista indiscussa è la mastodontica e mansueta elefantessa Rosie che, assieme alla dolce Marlena, conquista il cuore di Jacob. Anche qui, specifica l'autrice, Rosie vuole essere un tributo a due elefantesse realmente esistite e operanti nei circhi di quegli anni. Una di queste, Topsy, brutalmente uccisa sulla sedia elettrica.
Il testo è anche un romanzo di formazione. Jacob, dopo l'incredibile esperienza di vita itinerante, si scoprirà completamente mutato. Verrà posto dinanzi a dure prove e ostacoli e attraverso la durezza della vita del circo, imparerà a maturare e a scoprirsi uomo. La stessa storia d'amore con la bella Marlena costituisce una sorta di iniziazione al sesso e a determinate sensazioni, prima a lui estranee o lontane anni luce. La storia d'amore costituisce una lenta progressione. Essendo un amore proibito viene narrato attraverso timidi sguardi e mani che si sfiorano.
Non può inoltre non muovere a compassione il contrasto, implicito nel testo, tra il Jacob giovane e vigoroso per contro al vecchio che narra la vicenda. La storia che Jacob narra, è una fonte di ricchezza inestimabile e necessitava di essere narrata e tramandata. Da qui. in senso più generale, l'importanza di preservare la memoria storica, attraverso l'ascolto di chi è più vecchio.
Una lettura assolutamente piacevole e consigliata!

AUTRICE
Sara Gruen è autrice del best seller Riding lessons. 
Animalista convinta, vive col marito, tre figli, cinque gatti, due capre, un cane e un cavallo in una comunità ambientaista a nord di Chicago. Per scrivere Acqua agli elefanti si è attentamente documentata sui circhi itineranti degli anni Trenta, durante la Grande Depressione, e sui trattamenti che riservavano agli animali.

PUOI ACQUISTARE IL LIBRO QUI:




venerdì 13 maggio 2016

Di rientro, con qualche premessa!


Eccomi eccomi eccomi!!! Finalmente riprendo in mano, metaforicamente, il mio amato blog. Sono qui a lasciarmi cullare dal ticchettio dei tasti del pc ed è un suono che mi piace da morire. E' rassicurante per me! Sì, perché ogni volta che ne ho avuto bisogno, scrivere su questo mio piccolo spazio virtuale, seppur, ahimè, con una certa incostanza, mi ha sempre aiutato a superare momenti difficili o a ridarmi la carica, oltre che a condurre la mia autostima alle stelle. E' questo l'effetto che mi da la scrittura e non vedevo l'ora di riprovare tutte queste sensazioni. Sinceramente non so se questo mio post verrà letto e da chi. Se ti assenti per un lungo periodo e non aggiorni il tuo blog con una certa frequenza, paghi lo scotto dell'abbandono. Io stessa non andrei più a visitare nessuna pagina se vedessi che questa non viene aggiornata da un po'. Mea culpa!
Ma ora sono di rientro e, qualora qualcuno fosse interessato, riprenderò a scrivere come un treno in corsa. Tante cose sono cambiate nella mia vita. Sono una madre innanzitutto. Essere mamma ti porta via tanto tanto tempo. Tempo felice, ovviamente, che preferisci dedicare al tuo cucciolo piuttosto che ad altro. Per la cronaca, la mia è una cucciola, si chiama Sara e ora ha raggiunto la veneranda età di 19 mesi. Dico veneranda perché, compatibilmente con il tempo che, quasi a tempo pieno, dedico a lei, ora è diventata più gestibile e un po' di energie, tutto sommato, restano anche per il mio blog!
Un'altra novità è che dopo 5 anni vissuti a Roma, alla fine, meravigliando anche me stessa, ho dovuto ammettere che la grande città, in questo periodo della mia vita, non fa più per me, per noi, che abbiamo deciso di ritornare alle nostre radici. E quindi abbiamo raccolto le valige, allacciato le cinture (del treno nel caso mio e di Sara) e siamo rientrati in Calabria. Abbiamo sentito fortemente l'esigenza di una vita più autentica, più a contatto con Madre Natura, di affetti più vicini, di tempo più lento e cibo più sano. Abbiamo preferito far crescere nostra figlia in maniera più serena e sana e, sebbene temessi di pentirmi amaramente di questa decisione, alla fine, ho dovuto constatare che non potevamo fare scelta migliore. E' incredibile di come spesso si resti ancorati a delle scelte che, col senno di poi, ti rendi conto essere adeguate ad una certa fase del tuo cammino. Inizia ora un nuovo capitolo e, di conseguenza, anche il blog seguirà questo percorso. Ecco perché questa "piccola" premessa! Scriverò di diversi temi. Di libri, ovviamente. Il blog resterà tendenzialmente un blog letterario o almeno, umilmente, vorrebbe avere la pretesa di definirsi tale. Ma, senza pretese o cadenze fisse, tratterà anche diversi altri argomenti a me, in questo periodo affini. E dunque  anche di maternità e maternage (secondo la linea che noi, come genitori, abbiamo seguito), bambini, nonché libri e giochi per bambini. Ma anche cucina e vita quotidiana. E questo è quanto!!
Premessa fatta... ora si ricomincia!

C.

sabato 26 luglio 2014

Blog in vacanza!

Blog in vacanza!


PS Ogni impegno preso verrà mantenuto a partire da fine Agosto!!

Buone vacanze a tutti!!

domenica 22 giugno 2014

Recensione: "Fantabestie" di Emiliano Corrieri





TITOLO: Fantabestie
AUTORE: Emiliano Corrieri
EDITORE VERSIONE CARTACEA: Libro autoprodotto
EDITORE VERSIONE DIGITALE: Goware
NUMERO PAGINE: 210
ISBN: 9781291129656
PREZZO DI COPERTINA: 12,00 euro
PREZZO E-BOOK: 2,99 euro

TRAMA
Un viaggio immaginario alla ricerca di animali sconosciuti. Pazienti appostamenti, lunghe ore di osservazione per riuscire a descrivere l'aspetto e le abitudini di nuove razze, pazze forme di vita: le fantabestie.
Pazienti accostamenti, lunghe ore di osservazione per riuscire a descrivere l’aspetto e le abitudini di nuove, pazze forme di vita: le fantabestie.
Grazie a esilaranti giochi di parole nascono animali assurdi, dissacratori e politicamente scorretti.
Incontrerete bestie come il bivacco (simpatico bovino a due teste), il giaguardo (dolce e curioso felino maculato dagli enormi occhi neri) o la cerbottana (ruminante femmina decisamente disinvolta).
Ma non sentitevi offesi se la natura, nel proprio sacrosanto desiderio di ribellione alla stupidità umana, si è presa gioco anche di voi!

GIUDIZIO PERSONALE: 
"Fantabestie mi è stato donato ed inviato direttamente dall'autore per poterlo leggere ed esprimerne un parere personale. Dunque è doveroso, prima di ogni cosa, esprimere il mio sentito grazie ad Emiliano Corrieri, non solo per la fiducia e la considerazione, ma anche per la pazienza e la comprensione nell'attendere un po' di tempo prima che lo potessi effettivamente prendere in mano e dedicargli la giusta attenzione.
Detto questo, tanto per cominciare possiamo dire che -Fantabestie- rappresenta una narrazione completamente fuori dagli schemi e, a mio avviso, senza rappresentare un genere preciso. Ma lungi dal voler catalogare il libro, ciò che ci interessa maggiormente è il significato insito nel testo e la reazione che suscita nel lettore. In parole povere più che della forma, povera in effetti, ciò che conta è la sua essenza e il significato profondo che esso cela.
L'incipit ci descrive la volontà, da parte di un tale conosciuto col nome di "Cinghio" o "Millio", io narrante della vicenda, di intraprendere un viaggio in bicicletta all'insegna dell'avventura, mosso dalla sua grande passione per il regno animale e dal desiderio di conoscere e scoprire nuove specie. Il resto della narrazione è costituita appunto da una sorta di elenco, con relativa illustrazione e descrizione degli strani esseri incontrati durante la spedizione: le fantabestie. Strambi animali dal nome assurdo, ottenuto dall'utilizzo di svariati giochi di parole, e dalle caratteristiche ancora più inverosimili. Di ogniuno di essi ci vengono descritte caratteristiche fisiche, abitudini alimentari o precise attitudini. Il "Pinquino" per esempio, è l'unica specie al mondo di cui la L.I.P.U promuove l'estinzione. La sua maggior attività dovuta ad un odio smisurato per qualsiasi forma di vegetazione, sarebbe quella di inquinare l'ecosistema danneggiando i terreni fertili con taniche di benzina rubate agli uomini.
Troviamo il "Pettigrosso", uccello dal petto particolarmente ingrossato e adornato spesso da una grossa catena d'oro. E ancora la "Cicognac", la cui tipicità è quelle di andare, in branco, a trafugare le botti di cognac nelle cantine.

Ciò che emerge dal resoconto è un quadro di animali divertenti, a tratti imbarazzanti, "assurdi e politicamente scorretti".
Fantabestie potrebbe sembrare una narrazione di leggero intrattenimento, da dedicarsi dopo una pesante ed impegnativa lettura, e per certi aspetti lo è sia per lo stile semplicissimo, quasi assente, che per il linguaggio lineare adatto, se si vuole, anche ad un'attività ludica per bambini. Ma, volendo fare un'analisi più approfondita, si ravvisa una feroce critica alla realtà odierna. Gli animali vengono infatti descritti con tutti i peggiori difetti di natura squisitamente umana e, il fatto che tali vizi vengano affibiati proprio a delle povere bestie che, di fatto, in natura sono creature "innocenti", smaliziate, spinte solo dal mero istinto di sopravvivenza, costringe il lettore/uomo, attraverso una sorta di effetto straniante, a mettersi a nudo e confrontarsi, faccia a faccia con se stesso e i propri errori e riflettere sulla realtà attuale. Se veramente esistessero delle bestie simili quali sarebbero le tragiche conseguenze? Ma soprattutto, se gli animali potessero giudicarci, come appariremmo noi esseri umani ai loro occhi? 
Dunque, allo scherno e al divertimento che proviamo d'impatto nel conoscere queste strambe bestie, segue l'inquietante amarezza nel constatare le contraddizioni e debolezze di una razza, quella umana, che ha sempre vantato la superiorità sulle altre specie ma che di fatto, ha perso questo primatro da tempo o, forse, non l'ha mai detenuto.
Una lettura piacevole, per staccare la spina e immergersi nello spirito dell'autore ( al quale non si può non riconoscere un'incredibile e smisurata facoltà immaginativa!), a tratti esilarante, ma non per questo meno ricca di spunti di riflessione!
Consigliata!


L'AUTORE


Emiliano Corrieri nasce a Verona nel 1980. A 14 anni si iscrive all’ITIS della sua città, presso il quale si diplomerà deciso a non proseguire la carriera scolastica.

Nel frattempo fonda un gruppo rock in cui ricopre i ruoli di cantante e chitarrista ritmico e per il quale scrive canzoni.
Legge abbastanza e ogni tanto scrive.
Lavora presso un’azienda metalmeccanica dove, dopo alcuni spostamenti di reparto, svolge la mansione di operaio addetto alle presse piegatrici.
Nel 2003 conosce Alice, che diventerà sua moglie sei anni dopo dando una bellissima svolta alla sua vita.
Nel 2004 lascia il gruppo e fonda un duo acustico con cui suona nei locali di Verona.
Nel 2011 nasce Camilla, la prima figlia, che gli fa capire che la vita è meravigliosa.
Da tempo inventa giochi di parole illustrati da vignette per divertire i colleghi. Spinto da questi ultimi, dalla moglie e dagli amici, scrive il libro che state leggendo, forse già pentiti di averlo acquistato.



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martedì 17 giugno 2014

Recensione: "La bambina nata due volte" di Carolina De Robertis



TITOLO: La bambina nata due volte
AUTRICE: Carolina De Robertis
TITOLO ORIGINALE: The Invisible Mountain
TRADUZIONE: Stefania Cherchi
EDITORE: Garzanti
GENERE: Romanzo
SOTTOGENERE: Romanzo storico
NUMERO PAGINE: 447
ISBN: 978-88-11-66617-2
PREZZO DI COPERTINA: 18,60

ALTRE COVER:
TRAMA:
Primo gennaio 1900. Il primo giorno del secolo non è mai come gli altri, men che meno a Tacuarembò, minuscolo villaggio del Sudamerica. La folla è radunata intorno all'albero più grande del paese e non crede ai propri occhi: la piccola Pajarita è tornata. Rifiutata dal padre, era scomparsa pochi mesi dopo la nascita e l'avevano data per morta. Eppure ora è lì, in cima, appollaiata sopra un ramo sottile. Ha un anno ormai e negli occhi, neri e vivaci, ha la stessa luce di quando è nata. Per alcuni si tratta di un miracolo, per altri è una strega, ma una cosa è certa: d'ora in poi per tutti Pajarita sarà "la bambina nata due volte", una ragazzina circondata di mistero, con un talento speciale per curare con le erbe. Un dono prezioso che anni dopo, ormai donna fiera e determinata, le permette di sopravvivere a Montevideo sola contro tutti, insieme ai propri bambini. Ma la figlia Eva, fragile e tremendamente testarda, vuole realizzare un sogno, diventare poetessa. E per farlo fugge, verso le luci di Buenos Aires, la città che scintilla delle promesse di Evita Peron. E mentre i fermenti rivoluzionari attraversano con forza tutto il continente, spetta a Salomé, l'ultima discendente, restituire alle donne della sua famiglia e del suo paese quello che meritano. Dalle lussureggianti e incantate colline di Rio de Janeiro ai vicoli oscuri di Montevideo, dalle strade scintillanti di Buenos Aires fino alle piazze rivoluzionarie di Cuba, la storia di tre generazioni di donne indimenticabili.

GIUDIZIO PERSONALE: 
 La bambina nata due volte è un romanzo che spesso, in rete, ho sentito definire "saga familiare" ma che di fatto, almeno a mio avviso, non lo è a tutti gli effetti poiché, lungi dal tracciare le vicende di un'intera famiglia, ne approfondisce solamente quelle delle tre generazioni di donne che ne fanno parte: Pajarita, Eva e Salomè, lasciandone ai margini gli altri componenti, specificandone i tratti solo in relazione alla vita delle altre tre donne o al loro punto di vista.
 E' invece a tutti gli effeti un romanzo storico poiché il contesto che fa da sfondo alla storia narrata è interamente reale: attraverso la storia delle protagoniste femminili, generazione per generazione, viene passato in rassegna quasi un secolo di storia e cultura uruguayana, "dalla vita rurale di una nazione alle esperienze degli immigrati italiani a cavallo del XX sec.,  fino agli anni Sessanta della rivoluzione e alla dittatuta che ne seguì", citando e rendendo parte della storia personalità quali Che Guevara o Evita Peron (la donna della quale Eva nutre profonda ammirazione e trae profonda ispirazione). Dunque lo sfondo socio-politico e culturale inevitabilmente influenza l'agire delle tre donne, ogniuna delle quali convive  e cerca di lottare contro il suo pesante fardello.
Pajarita è la prima delle tre donne, il pilastro della famiglia. Emblema di forza e determinazione ma anche simbolo del focolare domestico, calda e accogliente come la madre terra, il punto di riferimento  e capostipite della famiglia. E' colei alla quale il titolo del romanzo, tradotto in italia, fa riferimento: "La bambina nata due volte", che richiama una vicenda descritta all'inizio della storia in cui Pajarita, ancora in fasce, scompare per giorni per poi ricomparire miracolosamente tra i rami di un albero. Lo stesso nome Pajarita, datole dopo la vicenda, significa appunto uccellina. 
Il titolo della traduzione italiana perciò, richiamando solo un'esplicita vicenda all'interno del testo, è dunque riduttivo ed insufficiente a trovare un riscontro e un senso adeguati all'intero romanzo, rischiando di fuorviare il lettore/compratore che potrebbe non essere invogliato all'acquisto del libro. Al contrario "The Invisible Mountain" (la montagna invisibile), ovvero il titolo originale dell'opera, ha un respiro e una connotazione più ampi all'interno dell'intera narrazione. Ed ha doppia valenza poiché si configura sia come la collina su cui sorge Montevideo (dove buona parte della narrazione si dipana), ovvero El Cerro, dall'esclamazione che fece il primo europeo alla vista di quelle terre: "Monte-vide-eu" (io vedo una mantagna), ma che di fatto, trattandosi di una collina, una montagna non è, e proprio per questo dunque invisibile; ma soprattutto la montagna invisibile è, metaforicamente, la croce che ciascuna delle tre protagoniste si trascina dentro: la montagna delle avversità del destino a cui far fronte, come donne innanzitutto. In particolare in riferimento a cosa significa essere donna nel periodo storico e nel paese in cui si trovano ad operare.
Un romanzo sulla determinazione e sulla forza femminile innanzitutto, e sulla capacità che hanno le donne, di qualsiasi epoca ed età, di risollevarsi una volta cadute, e ricominciare. Ma anche un romanzo che esalta ed approfondisce il viscerale e delicato legame madre-figlia, pur sottolineandone anche gli aspetti più oscuri, quelli che fanno parte della sfera dell'incomprensible e del non detto. Non è un caso se l'invisibile ma robusto filo che accompagna le vicende delle tre generazioni segue un percorso di struttura matrilineare. Gli uomini, infatti, all'interno del romanzo, non godono dello stesso spessore delle "colleghe" donne e vengono dipinti (a volte ingiustamente) in maniera cruda e impietosa: vittime dei loro stessi istinti o delle circostanze, ne restano intrappolati (rendendo ancora più evidente il contrasto con le protagoniste femminili che reagiscono e lottano pur toccando il fondo) e diventano carnefici a loro volta, artefici di violenza, episodi di alcolismo o stupri; mentre quelli che sembrerebbero avere un ruolo di maggiore rilevanza, finiscono per deludere le aspettative del lettore. Invece i pochi dotati di una certa levatura cedono al peso della loro  inconsistenza o dell'implicito confronto con le donne del testo che, seppur latente, si respira in ogni riga del libro: Artigas, fratello di Pajarita sceglie di condurre un'esistenza eccezionale, abbandonando la routine e dedicandosi anima e corpo alla rivoluzione; Andreas, amico di infanzia e primo amore di Eva, stupisce il lettore con l'insolita e rivoluzionaria scelta di abbracciare in toto "l'universo femminile". Infine Ignazio, il marito di Pajarita, nonostante gli errori commessi e che lo rendono misero ai nostri occhi, si redime alla fine del romanzo, spiazzando il lettore con l'inaspettata scelta che chiude la storia.
Le donne invece trovano sempre una via di fuga alla cappa opprimente che le circonda: Pajarita nella sua capacità di aiutare il prossimo con le erbe, Eva nella scrittura e nella poesia (e dunque l'arte come salvezza per l'anima) e Salomè nei suoi ideali e nell'amore per sua figlia, ancora una volta donna. 
Il tutto viene raccontato con una prosa leggera, lineare, arricchita di termini in lingua originale e di immagini che catapultano il lettore in terre lontane che richiamano il clima dei romanzi della Allende e, con quel pizzico di fantastico che ritroviamo all'inizio della storia con il miracolo di Pajarta, l'eredità di "Cent'anni di solitudine" del grande Marquez!
Consigliato!

NOTIZIE SULL'AUTRICE



Carolina de Robertis, traduttrice pluripremiata e scrittrice di racconti, è cresciuta in una famiglia uruguaiana che è emigrata prima in Inghilterra, poi in Svizzera e California. La bambina nata due volte è il suo primo romanzo ed è in corso di pubblicazione in tutto il mondo. La stesura del romanzo è durata otto anni, mentre l'autrice lavorava come attivista in organizzazioni umanitarie per la difesa delle donne maltrattate.

http://www.carolinaderobertis.com/ 



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