Cerca nel blog

domenica 9 dicembre 2012

Recensione: "Vederla Morire" di Stephano Giacobini



TITOLO: Vederla morire
AUTORE: Stephano Giacobini
NAZIONALITA': Italiana
EDITORE: Spoon River
COLLANA: Dark Side
GENERE: Romanzo
SOTTOGENERE: Giallo/Noir
NUMERO PAGINE: 219
ISBN: 978-88-97122-36-4
PREZZO DI COPERTINA: 9,90 euro

TRAMA
Clarissa era bella, giovane, generosa, neosposa e morta nel viaggio tra la chiesa e il ristorante.
Drammatica fatalità oppore omicidio premeditato?
Una storia di intrecci, menzogne e verità ma l'oscurità non è altro che il lato opposto del giorno e, alla luce delle indagini della magistratura, la morte di una giovane donna appare per quello che è.
Frammenti di verità emergono poco alla volta costantemente collegati con un angolo, un monumento o una via di una Torino sconosciuta agli stessi torinesi. E allora delinguenti di professione, operai e dirigenti Fiat, vecchi benpensanti e preti non allineati tornano a essere semplicemente ciò che sono: tessere di un puzzle di una città incredibilmente magica, caratterizata da certezze e contraddizioni, stretta tra un passato glorioso e un futuro tutto da decifrare.

GIUDIZIO PERSONALE
Questo libro mi è stato spedito direttamente dall'autore affinché, una volta letto, potessi farne una recensione. Quindi, in primis, colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente Stephano Giacobini per la fiducia accordatami nell'affidare il suo secondo romanzo alla mia modesta opinione.
Detto questo, è doveroso fare una premessa: "Vederla Morire" non è esattamente il genere che prediligo. A dir la verità, se fosse stato per una mia spontanea iniziativa, non l'avrei mai acquistato. Tuttavia devo dire che ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. Dunque mai dire mai!
Si tratta di un giallo con striature di noir dove l'ambientazione in cui si svolgono gli eventi narrati assume un aspetto fondamentale.
Siamo nella patria italiana dell'occultismo, ai giorni nostri. La città di Torino, con i suoi mille volti e sfaccettature è, infatti, l'oggetto principale della narrazione.
Città enigmatica, "di frontiera, a metà tra lo zolfo e l'incenso" dove le forze del bene e quelle del male sono separate da un sottile filo invisibile, fino a confondersi e confondere. Gli eventi narrati acquistano un senso e si tingono di ulteriore mistero, proprio perché misteriosa ed esoterica è la città in cui hanno luogo. Alcuni eventi in particolare, ma anche quei pochi flussi di coscienza che colpiscono i vari personaggi, acquistano senso e profondità solo se letti e interpretati alla luce dello sfondo in cui avvengono poiché, nella maggioranza dei casi, è questo stesso sfondo a determinarli.
Il primo obiettivo dell'autore è stato dunque, a mio avviso, quello di fare una vera e propria apologia della sua città, protagonista indiscussa della storia. Una Torino dei mille occhi, testimone e custode onniscente, pulsante e silenziosa, di eventi e personaggi che si muovono e agiscono al suo interno quasi come delle pedine inconsapevoli della dimensione parallela che li permea e li influenza nel bene e nel male.
Ovviamente, per esigenze di narrazione e per ben sposarsi con la vicenda narrata, l'aspetto che più vene reso manifesto di questa città, è quello oscuro, criptico, segreto.
La vicenda ha inizio con l'imminente matrimonio di Angelo e Clarissa, giovani innamorati dai tempi dell'università. I due sono di diversa estrazione sociale: lui appartenente alla classe operaia, lei borghese benestante, figlia di un dirigente della Fiat, Pier Carlo Oliverio, del quale sin da subito il lettore viene informato dell'opinione contrara alle nozze della giovane coppia e, di conseguenza, del rapporto freddo e bellicoso, tra il suocero e il futuro genero, Angelo. Nonostante le contrarietà e l'estraneità di entrambi al mondo dell'altro, i due decidono di sposarsi per amore. Il rito viene celebrato da Don Vagnino, guida spirituale di Clarissa ma, soprattutto intimo amico di Angelo, con il quale intraprendono spesso diverse attività di volontariato.
L'azione vera e propria, ovvero il passaggio da un tipo di narrazione descrittiva a una più propriamente narrativa, con conseguente aumento di quel ritmo tipico del genere, ha però inizio dal punto in cui, nel tragitto
dalla chiesa al ristorante, la Rolls Royce noleggiata da Angelo per l'occasione, si trova coinvolta in un tragico incidente nel quale Clarissa, impietosamente, perde la vita. Ma quello che apparentemente sembrerebbe presentarsi come un cruento gioco del fato, alla luce dei fatti, rivela la possibilità di un omicidio premeditato, avvalorato dal gesto frettoloso di Don Vagnino che, immediatamente dopo le nozze, si reca a trascrivere l'avvenuta unione, ottenendo così una piena conferma anche legalmente. In tal modo Angelo diventa possessore dei due terzi del patrimonio di Clarissa, facendo però ricadere sulla propria persona il sospetto di un possibile omicidio, con la complicità dell'eccentrico prete. Movente, il denaro.
Ma l'evolversi delle indagini, condotte dal magistrato Andrea Molteni, apriranno la strada ad altre possibilità di colpevolezza che coinvolgono anche Pier Carlo Oliverio, lo stesso padre della ragazza.
L'aspetto giuridico viene descritto con impeccabilità e veridicità, derivate dal fatto che l'autore è esso stesso in primis avvocato penalista di professione. E la competenza in materia emerge chiaramente nella tecnica di scrittura che ci propone l'investigazione di un caso attingendo probabilmente da asperienze e modi di agire in merito reali e dunque, anche per la narrazione stessa, più che plausibili. Ecco allora che anche i personaggi più ineccepibili diventano possibili assassini e il lettore si trova smarrito, aperto a diverse chiavi di lettura, tutte ipoteticamente verosimili. Le indagini che, nel complesso si snodano nell'arco temporale di un anno circa, il cui tempo viene scandito ad ogni inizio capitolo, si intecciano con i misteri di Torino che in diverse occasioni, diviene l'imput di ogni digressione che spezza momentaneamente la narrazione, ma senza disturbare o alterarne il ritmo, contribuendo piuttosto ad aumentare il livello di suspence che cresce in maniera esponenziale fino allo sciglimento del caso.
Ogni sentimento di angoscia, disagio, senso di colpa ma anche ogni piccolo possibile indizio rivelatore scaturiscono conseguentemente alla vista di un monumento, una chiesa, una via o una fra la moltitudine di eccentriche statue che contornano e caratterizzano la città, ora protettrice, ora rivelatrice di misteri, della quale l'autore ci offre una vera e propria mappa, citando e decrivendo chiese, piazze, vicoli e monumenti.
Dunque gli stessi tratti psicologici di ogni singolo individuo, presente nella narrazione, sono amplificati e proiettati nei luoghi descritti, poiché i vari personaggi si configurano come specchio delle svariate caratteristiche del loro luogo di appartenenza.
Così come la città di Torino ci viene presentata enfatizzata nella sua dimensione parallela, oscura e misteriosa, accessibile ai pochi "eletti", allo stesso modo i possibili responsabili del delitto si rivelano tutti essere il contrario di quello che in apparenza si dimostrano o meglio, vengono delineati anche nei loro tratti più oscuri, celati. Quello che viene infatti evidenziato, sia dei luoghi che dei personaggi, è l'aspetto altero di se stessi, l'aspetto oscuro con il quale ogni individuo si trova a convivere e fare i conti. Questo è, a mio avviso, la parte più interessante del romanzo: quella che spinge il lettore, attravero la lente del personaggio di cui legge, a confrontarsi con la propria alterità, l'alter ego che in tutti i modi cerchiamo di tenere relegato nelle profondità del nostro inconscio e che, se messo dinanzi ai nostri punti deboli e mal gestito, poterebbe raffiorare prendendo il sopravvento. Ed è proprio questo che accade al personaggio che si rivelerà il colpevole dell'assassinio di Clarissa. 
A tal proposito anche il titolo, all'apparenza banale, acquista significato e doppia valenza solo dopo lo scioglimento del caso e dunque, alla fine del libro.
Un altro aspetto che non può non essere notato è la violenta critica che abbraccia tutto il romanzo a proposito della società di oggi: la società dell'utile, in cui il denaro regna incontrastato, annullando ogni sentimento di solidarietà e inaridendo l'animo umano.
Un romanzo piacevole, carico di suspence che si mantiene elevata fino all'epilogo, per nulla scontato.
Consigliato agli appassionati del genere!

NOTIZIE SULL'AUTORE
(Dalla quarta di copertina)



Stephano Giacobini è nato il 29 fruttidoro dell'anno CLXXV nella città che fu capitale di un ducato e di due regni.
Nella vita scrive romanzi, gioca a scacchi, tira di scherma e a tempo perso fa l'avvocato penalista utilizzando il suo vero nome, Roberto Castelli. 

Con Spoon River ho pubblicato L'isola degli uomini superflui (2009)

Sito dell'autore: Stephano Giacobini

 


Questa recensione partecipa a


 
 

 

5 commenti:

Meiko Honma ha detto...

questo blog è tutto da esplorare.. mi sono innamorata! non è una sviolinata, volevo solo fartelo sapere ahah!
torno a spulciarmelo ♥
buona domenica :)

adamus ha detto...

Ciao Claudia,grazie,la Tua splendida recensione mi ha incuriosito molto e poi la vicenda oltre ad intrigarmi non poco,si svolge nella mia città natia.
Comprerò sicuramente il libro di Stephano Giacobini in questi giorni.

...................................

Buone feste a Te e Famiglia. Augurissimi.

Pupottina ha detto...

buona fortuna per il 21 12 12 e speriamo di risentirci dopo per gli altri auguri

adamus ha detto...

Ok, libro acquistato e letto con avidità insolita. Direi bellissimo, uno dei migliori del genere.
Grazie per avermelo consigliato e complimenti al bravo autore Stephano Giacobini.

Buon anno nuovo , augurissimi.

Maky D. ha detto...

Molto bello e interessante il tuo blog *__*
Amo leggere, il mio non tratta di lettura ma se ti va facci un salto
http://ilmondodimaky.blogspot.it/

.

.

Archivio blog